6 forme distinte di depressione identificate dall’intelligenza artificiale


La depressione, a lungo intesa come un disturbo mentale omogeneo, ora rivela la sua complessità biologica grazie a un nuovo studio innovativo. I ricercatori hanno identificato sei sottotipi biologici di depressione, rivelando perché alcuni pazienti non rispondono ai trattamenti convenzionali come gli antidepressivi e la terapia della parola.

Cos’è la depressione?

La depressione è a problemi mentali corrente caratterizzata da una combinazione di sintomi affettivi, cognitivi, comportamentali e fisiologici. Gli individui depressi possono provare profonda tristezza, perdita di interesse o piacere in attività che un tempo piacevano, stanchezza persistente, disturbi del sonno, cambiamenti nell’appetito, sentimenti di inutilità o senso di colpa eccessivo, diminuzione della concentrazione o persino pensieri suicidi.

Questo disturbo può variano in intensità e durata, che varia da poche settimane a diversi anni. Può anche manifestarsi in modi diversi in ciascun individuo, da qui la diversità delle presentazioni cliniche della depressione. I fattori scatenanti possono anche essere molteplici, tra cui eventi stressanti, cambiamenti significativi della vita, fattori genetici e squilibri chimici nel cervello, in particolare nei neurotrasmettitori come la serotonina, la norepinefrina e la dopamina.

La depressione può naturalmente avere profondo impatto sulla vita quotidiana interrompendo il lavoro, le relazioni interpersonali e la salute fisica. Costituisce inoltre un notevole onere economico e sociale che colpisce non solo le persone colpite, ma anche coloro che li circondano.

Il trattamento per la depressione può includere una combinazione di psicoterapia (terapia cognitivo comportamentale, terapia interpersonale, psicoterapia analitica), farmaci antidepressivi e in alcuni casi interventi complementari come esercizio fisico, gestione dello stress e supporto sociale. Un trattamento precoce e appropriato è fondamentale per migliorare i sintomi, prevenire le ricadute e promuovere la remissione a lungo termine.

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depressione
Crediti: Tzido / iStock

Sei sottotipi

I recenti progressi scientifici forniscono nuove informazioni su questo complesso disturbo mentale. Si suggerisce addirittura che potrebbero esserci diversi tipi di depressione. Lo studio, pubblicato recentemente sulla rivista Medicina della natura, si basa sull’analisi di oltre 800 pazienti affetti da depressione e ansia. I ricercatori hanno utilizzato le scansioni cerebrali per esaminare l’attività cerebrale dei pazienti a riposo e durante vari compiti progettati per valutare la funzione cerebrale.

Utilizzando l’intelligenza artificiale, incluso l’apprendimento automatico, i ricercatori sono stati quindi in grado di classificare i pazienti sei gruppi distinti basati su modelli di attività cerebrale osservati. I risultati hanno rivelato che ciascun gruppo di pazienti si è presentato differenze significative sia nei sintomi che nelle capacità cognitive. Ad esempio, i pazienti con un’elevata attività cerebrale nelle regioni coinvolte nell’elaborazione delle emozioni avevano maggiori probabilità di soffrire di anedonia, l’incapacità di provare piacere. Inoltre, questi pazienti avevano prestazioni inferiori nei compiti che valutavano la funzione esecutiva.

La diversità biologica identificata suggerisce quindi che la depressione non si manifesta allo stesso modo in tutti gli individui, nonostante la diagnosi comune di disturbo depressivo maggiore (MDD) basata su criteri sintomatici generali.

Verso trattamenti personalizzati?

Ulteriori analisi hanno rivelato che erano presenti alcuni sottotipi di depressione segni distinti di diverse risposte ai trattamenti. Ad esempio, i pazienti con elevata attività nelle regioni cognitive del cervello hanno mostrato una risposta migliore a un antidepressivo specifico, la venlafaxina (Effexor), rispetto ad altri sottotipi. Questa osservazione evidenzia la potenziale importanza di personalizzare i trattamenti in base al sottotipo biologico specifico del paziente.

Le implicazioni cliniche di questa scoperta sono significative, in particolare per i pazienti per i quali i trattamenti attuali sono inefficaci o richiedono studi prolungati per determinarne l’efficacia. La speranza è che questa ricerca apra la strada a assistenza sanitaria mentale più personalizzata dove i medici potevano prescrivere trattamenti basati sul profilo neurobiologico unico di ciascun paziente. Ciò migliorerebbe i risultati clinici e ridurrebbe lo stigma associato alla malattia mentale.

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