Gli scienziati identificano l'origine della balbuzie nel cervello


Gli scienziati hanno recentemente identificato una specifica rete cerebrale coinvolta nella balbuzie, rivelando nuove strade per comprendere e trattare questo disturbo del linguaggio. Questa scoperta potrebbe rivoluzionare gli approcci terapeutici, in particolare attraverso l'uso della stimolazione elettrica del cervello.

Tipi di balbuzie

La balbuzie è un disturbo del linguaggio che colpisce circa l’1% degli adulti e tra il 5% e il 10% dei bambini. Si manifesta attraverso la ripetizione o il prolungamento involontario di suoni, sillabe e parole nonché “blocchi” nel linguaggio che rendono difficile la comunicazione e possono causare ansia sociale.

Esistono principalmente due tipi di balbuzie:

  • Balbuzie evolutiva che compare nell'infanzia e spesso scompare prima dei 18 anni nel 90% dei casi.
  • Balbuzie acquisitameno comune, che si verifica dopo una lesione cerebrale come un ictus o malattie neurologiche come il morbo di Parkinson.

L’importanza di continuare la ricerca

Nonostante i progressi attuali, è fondamentale continuare la ricerca in questo settore per diverse ragioni essenziali. Attualmente la logopedia è il trattamento principale per la balbuzie, ma i suoi benefici non sono sempre duraturi e non esistono farmaci efficaci per trattare questo disturbo. Comprendere i meccanismi cerebrali sottostanti lo renderebbe quindi possibile sviluppare nuove terapie potenzialmente più efficiente e sostenibile.

Inoltre, la balbuzie può peggiorare in modo significativo incidere sulla qualità della vita, e spesso porta ad ansia sociale e difficoltà di comunicazione. Trattamenti più efficaci potrebbero contribuire a ridurre questi impatti negativi, migliorando così la qualità della vita dei pazienti.

Infine, contribuisce anche il proseguimento degli studi sulla balbuzie l’arricchimento delle conoscenze sul funzionamento del cervello umano. Ogni scoperta offre infatti informazioni preziose che potrebbero avere implicazioni per altre aree delle neuroscienze.

READ  Proprio come noi, gli elefanti si chiamano per nome
balbuzie
Crediti: fizkes/iStock

Una rete neurale coinvolta

Per comprendere meglio l'origine della balbuzie, i ricercatori hanno esaminato i casi clinici di venti persone che hanno iniziato a balbettare dopo a AVC. Hanno confrontato questi dati con quelli di quasi 170 pazienti affetti da ictus che non avevano sviluppato balbuzie. I risultati hanno poi mostrato che il danno cerebrale in coloro che balbettavano era localizzato in diverse parti del cervello, ma tutte collegate tra loro la stessa rete cerebrale che collega tre regioni principali del cervello: l'amigdala, il putamen e il claustro. Questo modello non è stato osservato in coloro che non balbettavano.

Ricordiamo che l'amigdala è coinvolta nella regolazione delle emozioni, il putamen nel controllo dei movimenti e il claustrum nella trasmissione delle informazioni tra le diverse aree del cervello. Questa comprensione potrebbe aiutare a sviluppare trattamenti più mirati per la balbuzie.

Inoltre, i ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica (MRI) per scansionare il cervello di venti persone che avevano sviluppato balbuzie dopo un ictus, così come quello di venti adulti con balbuzie evolutiva. I risultati hanno rivelato a correlazione tra gravità dei sintomi e struttura della materia grigia nella rete cerebrale identificata. Maggiore è il volume della materia grigia in questa rete, più grave è la balbuzie.

Quali implicazioni e prospettive?

Questi risultati, riportati nella rivista Cervellosuggeriscono quindi che a la rete cerebrale comune provoca la balbuzie, indipendentemente dalla sua attivazione iniziale. Ciò apre la possibilità di prendere di mira questa rete per trattare questo disturbo del linguaggio. Si potrebbe prendere in considerazione anche la stimolazione elettrica del cervello, già utilizzata per trattare disturbi come il disturbo ossessivo-compulsivo, la depressione, il morbo di Parkinson e il tremore essenziale.

READ  Piante invasive, queste bombe a orologeria imprevedibili

Sebbene questi risultati siano promettenti, i ricercatori sottolineano che ci vorranno ancora anni di ricerca prima che queste visioni terapeutiche diventino realtà. Il prossimo passo sarà perfezionare le tecniche di stimolazione cerebrale e testarle in studi clinici più ampi. Nel frattempo, questi progressi offrono una nuova speranza alle persone che soffrono di balbuzie e potrebbero trasformare gli attuali approcci terapeutici.





Source link

Laisser un commentaire

Votre adresse e-mail ne sera pas publiée. Les champs obligatoires sont indiqués avec *