I cinque motivi che ci hanno fatto amare la partenza del Tour de France dall’Italia



San Luca

Che lo si scali in tempi normali, tra atleti di ogni età, camminatori e credenti, o lo si scopra pieno di gente il giorno della gara, il colle San Luca è sempre una delizia. Un luogo unico, con questo “Portico” di 666 archi inserito dallo scorso anno nel patrimonio mondiale dell’UNESCO. Il 111° Tour de France ha vibrato su questo emblematico colle bolognese, teatro della prima battaglia tra Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard per la maglia gialla e La prima vittoria di Kevin Vauquelin nel Giro.

Era tutto bellissimo quel sabato a Rimini. La corsa, con questa prima tappa disputata sotto un caldo opprimente, un forte dislivello e un esito perfetto. Romain Bardet, partito a 50 chilometri dal traguardo, ha tagliato il traguardo in testa con il suo compagno di squadra Franck Van Den Broek, conquistando la prima maglia gialla della sua carriera tra un’ovazione unanime, all’età di 33 anni. L’emozione sincera del suo compagno di squadra Warren Barguil, con le lacrime agli occhi e la voce tremante dopo questo recital, ha espresso il sincero rispetto del gruppo per un campione non necessariamente riconosciuto per il suo vero valore. Un grande momento sportivo, e forse uno stimolo per il ciclismo francese, che il giorno dopo festeggia ancora con il successo di Kevin Vauquelin a Bologna.

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Girmay per la storia

L’immagine di primo corridore africano nero vincere sulle strade del Tour, lunedì sera a Torino, ha avuto risonanza ben oltre la gara. Biniam Girmay lo ha fatto ai piedi del vecchio Stadio Comunale, dove un francese, figlio di immigrati italiani, aveva aleggiato in Serie A per cinque stagioni, dagli anni ’80 (dal 1982 al 1987). Poco prima del ritorno in Francia, il successo dell’eritreo ci ha ricordato l’universalità dello sport. Questo martedì è stato un ecuadoriano, Richard Carapaz, a farlo attraverserà il confine in giallo. Un’altra novità, come se il ciclismo avesse un messaggio da mandarci.

La presentazione delle squadre da Palazzo Vecchio, a due giri dalla Galleria degli Uffizi, in Piazzale Michelangelo, con la sua vista mozzafiato su Firenze; il corteo sul Ponte Vecchio tra le altre meraviglie, prima della partenza vera e propria della prima tappa, sabato: lo stabilimento del gruppo per tre giorni nel capoluogo toscano è stata per noi una vera delizia. Inizialmente abbastanza discreto, l’entusiasmo locale si è espresso pienamente a partire da giovedì. Senza cadere nell’isteria danese in occasione della grande partenza di Copenhagen due anni fa, Firenze ha confermato l’amore smodato dell’Italia per il ciclismo.

Lo Spritz Al Limoncello

La partenza per l’Italia ci ha anche ricordato che non bisogna mai rifiutare un drink offerto dal capo. Quella sera, questo ci ha permesso di scoprire lo Spritz Limoncello, dosato in modo impeccabile dal nostro cameriere, in una delle piazze più belle di Firenze. La ricetta: Prosecco, Limoncello, acqua frizzante e limone. La dolcezza della vita italiana è un repertorio culinario che raramente delude, dalla mortadella al gelato al cioccolato fondente, avvolto in una cornice eccezionale.

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