Il vino più antico conosciuto contiene ingredienti extra terrificanti


Un team di archeologi ha fatto una straordinaria scoperta in un mausoleo romano situato a Carmona, nel sud della Spagna. Hanno infatti rinvenuto quello che sembra essere il vino liquido più antico mai rinvenuto. Lo studio archeochimico appena pubblicato rivela non solo la presenza della preziosa birra in un’urna funeraria, ma anche dettagli affascinanti sulle pratiche di vinificazione romane e sui rituali di sepoltura dell’epoca.

Una scoperta eccezionale

Nel 2019, durante gli scavi a Carmona, gli archeologi hanno scoperto in una tomba un’urna contenente un liquido misterioso romano. Dopo analisi approfondite, il team ha confermato che si trattava effettivamente di vino grazie all’identificazione di specifici polifenoli, biomarcatori comunemente presenti in questa bevanda alcolica.

La scoperta di questo vino liquido eccezionalmente antico è tanto più notevole in quanto è raro che i liquidi si conservino così a lungo. La maggior parte delle scoperte archeologiche legate al vino sono infatti generalmente limitate a residui secchi lasciati su frammenti di ceramica. Ad esempio, nel 2017, gli scienziati scoperto prove di vinificazione in ceramiche georgiane di 8.000 anni, ma senza traccia di liquido.

Cosa rivelano le analisi?

Questo antico liquido, anche se oggi ha un aspetto rosso-brunastro, in origine era vino bianco. Questa colorazione si spiega da secoli di trasformazioni chimiche e mescolamenti con le ceneri di un romano cremato, secondo i ricercatori.

Anche il pH del liquido, misurato a 7,5, è significativamente più alto di quello dei vini prodotti oggi nella regione di Jerez in Andalusia. Questo pH elevato è attribuito alla degradazione del vino nel tempo.

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Infine le analisi hanno evidenziato anche un elevato contenuto di potassio. Questo profilo minerale ha somiglianze con quello dei moderni vini fino di Jerez, in Andalusia, a causa dei terreni calcarei della regione e degli specifici metodi di vinificazione utilizzati. L’alto contenuto di potassio di questo antico vino potrebbe quindi provenire da fonti simili. Tuttavia, i ricercatori ritengono che sia più probabile che si tratti effettivamente del risultato della presenza di resti cremati nell’urna.

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La parte superiore dell’orcio di vetro che conteneva l’antico vino liquido. Crediti: Cosano et al. 2024, Journal of Archaeological Science: Reports

Implicazioni culturali e storiche

Questa scoperta non è solo un’impresa scientifica: offre anche una visione affascinante delle pratiche culturali e sociali dell’antica Roma. Secondo a comunicato dall’Università di Cordoba, i resti nell’urna erano maschili. Questa precisazione è importante perché nell’antica Roma alle donne era vietato bere vino, il che riflette quindi una società divisa tra i sessi diffusasi fino alla Spagna romana.

Da notare che nello stesso mausoleo è stata rinvenuta anche un’urna contenente resti femminili. Tuttavia, questo non conteneva vino, ma pietre preziose d’ambra, una bottiglia di profumo e resti di tessuti di seta.

Questi oggetti evidenziano così le differenze nei riti e nei corredi funerari tra uomini e donne in questo periodo.





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