La missione LIFE identifica le sue prime biofirme


Gli astronomi si stanno imbarcando in un’audace ricerca per rilevare segni di vita extraterrestre oltre il Sistema Solare con il progetto LIFE (Large Interferometer for Exoplanets). Questa ambiziosa rete satellitare, che unisce le capacità di cinque satelliti posizionati nel punto Lagrange 2, aspira a realizzare ciò che nemmeno telescopio spaziale James Webb (JWST) cosa non posso fare: individuare prove di vita su esopianeti rocciosi in orbita attorno a stelle vicine.

Una missione per trovare la vita extraterrestre

VITA, un acronimo rivelatore, ha suscitato entusiasmo tra i ricercatori. Il suo obiettivo principale sarà infatti IL rilevamento della firma biologica, composti chimici specifici che suggeriscono la presenza di vita su questi esopianeti. Per operare, la missione sarà focalizzata sul spettro luminoso di questi mondi lontani.

Immagina lo spettro luminoso di un pianeta come a impronta ottica che rivela informazioni cruciali sulla sua composizione atmosferica e sulla sua superficie. Questo perché ogni elemento chimico e composto assorbe o emette luce a lunghezze d'onda specifiche, creando firme spettrali uniche. Gli astronomi utilizzano questa tecnica, chiamata spettroscopia, per analizzare la luce proveniente dagli oggetti celesti e dedurre dettagli sulla loro natura.

Nel caso di LIFE l'accento sarà quindi posto sulla ricerca segnali specifici legati alla vita o condizioni favorevoli alla vita. Ad esempio, sulla Terra, la presenza diozono è strettamente legato all'attività degli organismi viventi che genera ossigeno.

Un primo test con la Terra

Prima di lanciare satelliti così costosi, tuttavia, era necessario testare la fattibilità di questo approccio. Per fare ciò, il team ha utilizzato le osservazioni della Terra, l’unico pianeta noto per ospitare la vita, effettuate dallo scandaglio atmosferico a bordo della Satellite Aqua della NASA. Questo test mirava a esplorare lo spettro del medio infrarosso, la gamma in cui la rete LIFE opererà in futuro.

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Per questo studio, i ricercatori hanno osservato la Terra come se fosse vista da un sistema stellare distante. Per fare questo, hanno usato prospettive specifiche. Più precisamente, la simulazione è stata effettuata da un punto situato sopra il Polo Nord della Terra, in orbita attorno alla stella Polaris, la famosa Stella Polare.

Oltre a questa visione polare, i ricercatori hanno anche aggiunto ulteriori prospettive, tra cui una vista dell’Antartide, la regione che circonda il Polo Sud della Terra, nonché due viste equatoriali. Combinando queste diverse prospettive, sono stati in grado di valutare come potrebbe apparire la Terra da una posizione esterna al nostro Sistema Solare.

Sole terrestre
Crediti: vjanez/iStock

Risultati positivi

I dati analizzati hanno poi permesso di determinare che LIFE potrebbe rilevare gas atmosferici legati a processi biologici, come ad es anidride carbonica, ozono e metano a distanze considerevoli, fino a 33 anni luce di distanza.

Il risultato positivo di questa simulazione ha aperto prospettive affascinanti per il futuro della ricerca esoplanetaria. Se si crede a questo lavoro, LIFE potrebbe effettivamente contribuire potenzialmente al rilevamento di segni vitali, anche su pianeti situati a distanze astronomiche.

Tuttavia, le sfide rimangono. Il tempo necessario per raccogliere dati utilizzabili su questi gas vitali potrebbe raggiungere fino a cento giorni, il che rende quindi l’osservazione intensiva e difficile da giustificare per i pianeti sconosciuti. Nonostante ciò, il metodo offre un grande passo avanti nella ricerca di segni di vita oltre il nostro Sistema Solare.

I ricercatori sperano anche di andare oltre la semplice rilevazione dei gas comuni e cercare indizi ancora più specifici come il protossido di azoto o il bromuro di metile. Tuttavia, secondo dati aggiuntivi, la distanza alla quale queste sostanze potrebbero essere rilevate potrebbe essere limitata a soli sedici anni luce.

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I dettagli dello studio sono pubblicati in Il giornale astronomico.





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