Microplastiche scoperte per la prima volta nel pene umano


Le microplastiche, questi frammenti di plastica lunghi meno di cinque millimetri, hanno invaso molte parti del corpo umano. Un nuovo studio ha ora identificato per la prima volta queste particelle problematiche nel pene umano, suscitando crescenti preoccupazioni sulle implicazioni per la salute umana.

Una presenza invasiva di microplastiche

Le microplastiche provengono da diverse fonti, come borse, bottiglie, imballaggi alimentari, indumenti in fibra sintetica e altri oggetti di uso quotidiano che si frammentano nel tempo a causa dell’usura, dei raggi ultravioletti e di altri fattori ambientali.

Queste microplastiche si trovano poi nell’aria, nell’acqua e nel suolo e possono quindi essere ingerite o inalate dagli esseri umani. Ad esempio, le microfibre di plastica si staccano dagli indumenti sintetici durante il lavaggio e finiscono nelle acque reflue che possono successivamente contaminare le fonti di acqua potabile.

Queste particelle si trovano ormai in ogni angolo dell’ambiente e, come dimostrano studi recenti, nel corpo umanoche potrebbe potenzialmente portare a problemi di salute.

microplastiche del pene
Le microplastiche possono derivare dalla decomposizione di detriti di plastica più grandi. Crediti: SIVStockStudio

E il pene?

Recentemente i ricercatori dell’Università di Miami, dell’Università del Colorado e dell’Istituto di ricerca Helmholtz-Zentrum Hereon hanno cercato di verificare se queste particelle potessero essere trovate anche nel pene umano. Per fare ciò, i ricercatori hanno prelevato campioni di tessuto del pene da sei individui sottoposti a intervento chirurgico per trattare la disfunzione erettile. Uno dei campioni è servito anche da controllo. I campioni sono stati analizzati utilizzando la microspettroscopia Direct Laser Infrared (LDIR), una tecnica in grado di identificare la presenza, la dimensione e la quantità di microplastiche nei tessuti.

I risultati hanno poi rivelato la presenza di microplastiche nell’80% dei campionicon le particelle che vanno da 20 a 500 micrometri. Alcune particelle sono state addirittura misurate solo due micrometridimostrando così la capacità delle microplastiche di penetrare in profondità nei tessuti umani.

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I ricercatori hanno identificato sette diversi tipi di microplastiche, polietilene tereftalato (PET) è il più comune (47,8%), seguito dal polipropilene (34,7%). Il PET è comunemente utilizzato negli imballaggi di abbigliamento e alimenti e bevande, mentre il polipropilene è utilizzato in vari imballaggi alimentari e articoli da laboratorio.

Implicazioni sulla salute

La scoperta delle microplastiche nel tessuto del pene aggiunge ovviamente una nuova dimensione al discorso in corso sugli effetti degli inquinanti ambientali sulla salute umana. Gli scienziati sono particolarmente preoccupati per le potenziali implicazioni fertilità e funzione riproduttiva.

E per una buona ragione, all’inizio di quest’anno si sono registrate concentrazioni significative di microplastiche rilevato nei testicoli umani e canini, così come in ciascuno dei 36 campioni di sperma testati dai ricercatori. Per questi motivi, gli scienziati ritengono che sia fondamentale esaminare i meccanismi attraverso i quali le microplastiche entrano nel corpo umano e i loro effetti sulla salute a lungo termine.

I dettagli dello studio sono pubblicati inGiornale internazionale di ricerca sull’impotenza.





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