Ultimamente, i metodi archeologici sono stati ripensati per adattarsi la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Sono stati appena pubblicati i risultati relativi ai primi due siti di scavo. Ovviamente, questo è il primo esperimento del genere (e forse l’ultimo) a bordo dell’habitat spaziale più antico dell’umanità.
Un’esperienza unica a bordo della ISS
A prima vista l’archeologia non sembra essere legata allo spazio eppure, a questa disciplina adatto per lo studio della vita umana spaziale. Questa opinione è quella di Justin St P. Walsh, professore di storia dell’arte, archeologia e studi spaziali alla Chapman University (Stati Uniti). È all’origine di uno studio pubblicato sulla rivista PLOS UNO il 7 agosto 2024. Come parte di questo lavoro, i ricercatori hanno immaginato a adattamento dei metodi archeologici per effettuare un primo esperimento sulla ISS con l’aiuto degli astronauti a bordo.
Walsh e il suo team hanno dettagliato i risultati dell’analisi di due siti di scavo iniziali. Ricordiamo però che in 23 anni di esistenza la stazione ha accolto 280 persone. Secondo gli autori dello studio le conclusioni potrebbero essere particolarmente utili agli architetti di la stazione Lunar Gateway che seguirà l’orbita lunare. Va detto che lo studio riguarda, tra l’altro, i nastri antigraffio che hanno è soggetto ad uso improprio. L’obiettivo degli astronauti era creare spazio di archiviazione.
Un caos senza confini
All’inizio del 2022, Walsh e il suo team hanno chiesto agli occupanti della ISS di allestire sei siti sperimentali di forma quadrata che riguardano i luoghi del tempo libero, dello sport e del lavoro. Per circa sessanta giorni la troupe ha fotografato quotidianamente le piazze per osservare i movimenti degli oggetti. Questo nuovo metodo si ispira al suo equivalente in archeologia: la prospezione del terreno. Tuttavia, si suppone che ci siano dei cliché mostrare la ricchezza del panorama culturale dell’ISS. Secondo i ricercatori la stazione risulta essere una sorta di caos privo di confini tra i diversi spazi e, soprattutto, di privacy.
IL analizzati due siti di scavo sono sia il muro di manutenzione che il muro libero. Per quanto riguarda il primo, è possibile notare un pannello metallico blu su cui sono fissati ben quaranta ganci per fissare oggetti e un tavolo sottostante per la riparazione delle attrezzature. Si scopre che durante l’osservazione questa zona di manutenzione ha utilizzato principalmente per riporre oggetti e di non effettuare riparazioni. Il secondo muro, che inizialmente non aveva alcuna funzione particolare, è invece in cammino verso uno dei luoghi più frequentati dagli astronauti, ovvero il posto di osservazione della cupola. La parete in questione ospitava oggetti vari e disparati senza una vera logicacomprese borse riutilizzabili, un laptop o anche una borsa da toilette e strumenti utilizzati per un’esperienza antibatterica.
In attesa dei risultati dell’analisi degli altri quattro siti, lo studio rivela già che l’architettura non sempre riesce. Si tratta infatti di a distorsione tra usi previsti ed effettivi. Ricordiamo infine che questo tipo di esperienza è un’occasione per comprendere meglio le questioni sociali in gioco nella ISS, mentre la stazione si ritirerà nel 2031.
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