Romain Bardet (DSM-firmenich), all’inizio del suo ultimo Tour de France: “Non ho più né la voglia né le gambe per essere lì per tre settimane”



« Come ti senti quando dici a te stesso che è così la tua ultima partenza al Tour de France?
Paradossalmente oggi non sento alcuna pressione. È il Giro di Francia al quale mi avvicino più rilassato. Mi sento bene. Mi sto avvicinando a tutto questo in un modo nuovo e vedremo più avanti. Facendo il punto della situazione alla vigilia della partenza, sono esattamente dove volevo essere. Non migliorerei il mio voto al Tour de France, ma per me è importante, per il mio ultimo Tour, fare qualcosa di speciale.

Come materializzi questo fatto di essere più rilassato?
Questa è la prima volta che mi approccio al Tour senza alcuna ambizione generale. Magari da sabato, sulla prima tappa (tra Firenze e Rimini), perderei 20 minuti. Non ho più né la voglia né le gambe per stare lì per tre settimane. E lo affronto davvero come una successione di incontri, dovremo essere agili, prendere le giuste decisioni. L’obiettivo sarà ovviamente quello di vincere una tappa (ce ne sono tre, nel 2015, 2016 e 2017). Soprattutto bisogna essere attori sui bellissimi palcoscenici di montagna. Voglio divertirmi prima della gara, per avere una vera influenza durante le tre settimane. Non avere questo obiettivo di costanza, non essere sempre lì a lottare, dover difendere ogni singolo secondo ogni giorno, è un grosso peso in meno. Si vede nel mio comportamento esterno.

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“Non voglio che sia una processione e un giro d’addio per tre settimane, non è questo il mio stato d’animo”

Cercherai segnali di riconoscimento da parte del pubblico in questo ultimo Tour?
Sono sempre stato molto incoraggiato sul ciglio della strada. Uno dei miei rimpianti è non aver potuto dare di più in cambio. Dal 2014 non ho mai sofferto di mancanza di affetto. Sono stato io ad avere difficoltà a restituire, tempo e disponibilità. Ero crudo, naturale, a volte avrei potuto giocare di più, ma non è nel mio carattere. Spero di rimanere fedele a quello che sono. Non voglio che sia una processione e un tour d’addio per tre settimane, non è la mia mentalità. Oggi mi sento me stessa, non ho mai avuto un ruolo.

Cosa rappresenta questa dura prova nella tua carriera?
Come puoi non guardarti indietro e dirti che non è stata una grande avventura? Ha fatto decollare la mia carriera. Ho avuto una traiettoria ascendente durante i miei primi cinque o sei anni. Anche quando le cose andavano meno bene, ho sempre cercato di recitare un ruolo. Se tutto andrà bene quest’anno, penso che avrò fatto davvero tutto quello che potevo in gara. Ho visto cambiare il Tour de France, diventa sempre più difficile per i giovani brillare. Ho avuto la fortuna di essere a metà degli anni 2010, quando era più aperto a tutti poter esprimere la propria personalità e avere comunque successo. C’è una forma di fatalismo, ma il Tour vive di grandi duelli, per lo spettacolo possiamo goderne, ma la lotta per i primi posti è sempre più serrata tra le grandi armate… Sono ripartite la corsa. »

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