Scoperta di un verme carnivoro di 425 milioni di anni


L'eccezionale fossile di un verme, risalente a circa 425 milioni di anni fa, è stato recentemente descritto dagli scienziati del Museo di Storia Naturale di Londra. Questo esemplare, denominato Radnorscolex latus, rappresenta la specie più recente del suo gruppo ad essere stata classificata. Questa scoperta segna un progresso significativo nella nostra comprensione degli antichi ecosistemi marini.

Un predatore carnivoro scavatore

Sebbene il fossile di Radnorscolex latus fu scoperto negli anni '20 in una cava vittoriana in disuso, non era stato descritto in dettaglio a causa dei limiti tecnologici dell'epoca. Solo di recente, utilizzando tecniche di scansione avanzate, gli scienziati sono riusciti a studiare in profondità il fossile, rivelando aspetti della sua morfologia e del suo comportamento prima inaccessibili.

Era un predatore carnivoro che si muoveva scavando nei sedimenti marini. Trovato a Leintwardine, nell'Herefordshire, questo verme utilizzava un meccanismo di locomozione simile a una fisarmonica. Aveva una serie di denti affilati e uncini sulla testa che usava per ancorarsi e muoversi.

Radnorscolex latus era un'organizzazione straordinaria, anche al suo apice. Le ricerche indicano che si trattava di un formidabile predatore capace di catturare le sue prede sporgendo la gola verso l'esterno per catturarle nei sedimenti. Questa tecnica di cattura, combinata con i suoi denti e le sue zanne affilate, lo resero un efficace cacciatore sui fondali marini del Siluriano.

Il dottor Richie Howard, curatore degli artropodi fossili presso l'NHM di Londra, paragona il suo meccanismo di alimentazione a quello dei vermi della sabbia dell'universo di Dune, catturando qualsiasi cosa sul suo cammino.

Radnorscolex latus ver carnivoro
I primi piani rivelano il modello delle piastre dell'armatura del verme preistorico Radnorscolex latus.
Crediti: Richie Howard e Luke Parry

Un'epoca cruciale

Il fossile di Radnorscolex latus, che risale al 425 milioni di anni fa, ci riporta ad un'epoca affascinante: quella Silurien. Questo periodo, compreso tra 443 e 419 milioni di anni, segue l'estinzione di massa dell'Ordoviciano che eliminò circa l'85% delle specie marine.

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Durante il Siluriano i continenti erano principalmente uniti nel supercontinente Gondwana. Il livello del mare era favorevole alla vita marina. Le barriere coralline iniziarono a formarsi con coralli tabulati e stromatoporoidi. IL trilobiti, sebbene in calo, erano ancora abbondanti, insieme a brachiopodi, bivalvi e gasteropodi. I cefalopodi, con i loro gusci a spirale, erano importanti predatori.

Emersero i primi pesci con la mascella, i placodermi e gli acantodi, segnando un progresso significativo nell'evoluzione dei vertebrati. Questi pesci infatti apportarono degli adattamenti che portarono alla comparsa dei pesci ossei e dei primi anfibi.

Il Siluriano vide anche le prime incursioni della vita sulla terraferma. IL prime piante terrestri, come le briofite e le riniofite, cominciarono a colonizzare i terreni degli ambienti umidi. IL artropodicome i primi millepiedi e gli aracnidi, hanno svolto un ruolo cruciale negli ecosistemi primitivi e hanno aperto la strada alla futura diversificazione della vita terrestre.

In sintesi, la scoperta e la descrizione di Radnorscolex latus segnano un grande progresso nella paleontologia, dandoci un raro sguardo su come fosse un predatore siluriano. Grazie alle moderne tecnologie, gli scienziati possono ora esplorare aspetti della storia della vita sulla Terra che prima erano inaccessibili, portando potenzialmente a nuove scoperte e a una comprensione più profonda degli antichi ecosistemi.

I dettagli dello studio sono pubblicati sulla rivista Articoli in Paleontologia.





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