Uno studio conferma le basse conseguenze delle perdite dai gasdotti Nord Stream nel 2022


Due anni fa, le perdite dai gasdotti del progetto Nord Stream fecero temere un terribile disastro ambientale. In realtà non è così, come conferma un recente studio svedese. Secondo queste nuove stime, tra le 10.000 e le 50.000 tonnellate di metano sarebbero rimaste nelle acque del Mar Baltico dopo le fughe.

Perdite dai gasdotti Nord Stream: un timore fortunatamente infondato

Alla fine di settembre 2022, nel Mar Baltico, al largo dell’isola danese di Bornholm, sono state avvistate bolle di gas. Dopo, verranno scoperte non meno di tre fughe di notizie presso i gasdotti Nord Stream 1 e 2 che collegano Germania e Russia. Se veniva avanzata l’ipotesi del sabotaggio, la questione ambientale era molto più preoccupante, dovuto principalmente alla presenza di metano (CH4), il componente principale del gas naturale. Tuttavia, sebbene il metano sia molto meno persistente nell’atmosfera della CO2, lo è comunque Potere riscaldante 25 volte maggiore.

Dopo questa preoccupante scoperta, alcuni esperti hanno subito cercato di rassicurare tutti ricordando che i gasdotti non erano in servizio a causa della guerra in Ucraina. Il Centro Ricerche sull’Energia e l’Aria Pulita (CREA) ha stimato all’epoca che fossero localizzati i volumi di gas residui suscettibili di fuoriuscire tra 180.000 e 270.000 tonnellate.

In un recente studio che è stato oggetto di una pubblicazione sulla rivista Rapporti scientifici il 19 giugno 2024, un team del Dipartimento di Scienze Marine dell’Università di Göteborg (Svezia) ha affermato che una quantità significativa di gas residui non viene alla fine non raggiunse mai la superficie.

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Gazoduchi del North Stream
Crediti: Boban Markovic/Wikimedia Commons

Restano alcuni aspetti da chiarire

I ricercatori affermano di aver effettuato una spedizione sul posto a bordo della nave da ricerca Skagerak e di aver prelevato campioni per l’analisi. La concentrazione di metano dei campioni è stata misurata avendo cura di differenziare il gas naturalmente presente nell’acqua da quello rilasciato dai gasdotti. I risultati ci hanno permesso di affermarlotra le 10.000 e le 50.000 tonnellate di metano rimase in mare in forma disciolta.

Alla fine di settembre 2022, il Mar Baltico era in a stato stabile di “stratificazione”. In altre parole, la colonna d’acqua formatasi dalle profondità alla superficie era organizzata in diversi strati, ciascuno con la propria densità. Il calo delle temperature durante la stagione autunnale poi favorito la distribuzione del metano in un volume d’acqua ancora maggiore.

Infine, la spedizione deve ancora rivelare risultati in merito possibili impatti sulla vita marina dell’aumento dei livelli di metano. D’altro canto, una seconda spedizione effettuata tre mesi dopo la prima ha già segnalato un’intensa attività batterica, le cui conseguenze su fitoplancton e zooplancton rimangono ancora sconosciute. Secondo gli scienziati, è possibile che parte del metano fosse presente consumato dai batteri metanotrofila cui particolarità è quella di utilizzare specificamente questo gas come fonte di carbonio ed energia.





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